Invio instantaneo degli articoli al Kindle

Fino ad oggi il metodo più semplice per mandare un articolo a un Kindle era mandarlo a Instapaper che lo privava di tutto quello che non fosse il contenuto dell’articolo stesso e che, ad un orario predefinito, si preoccupava di mandarci la rassegna stampa al nostro lettore di e-book preferito.
Poi qualche giorno fa è arrivata la svolta sottoforma di un’estensione per Google Chrome. Send to Kindle una volta installata si appollaia sulla barra del browser e fa tutto quello che fa Instapaper, ma con l’invio instantaneo dell’articolo. Oppure, se preferiamo, facendo Send Later, manda gli articoli una volta che li abbiamo accumulati.
Le preferenze sono semplici come il concetto dell’applicazione. Si può scegliere se mandarlo all’indirizzo @kindle o a quello @free.kindle (il primo usa whispernet, il secondo il wifi) e se abilitare l’anteprima del formato prima dell’invio.
Da quando l’ho scoperta per me è diventata vitale.
Iniziare a programmare online
Ci sono tanti, tantissimi modi per imparare un linguaggio di programmazione online anche partendo da zero. Lifehacker ad esempio sta tirando fuori di recente una serie di post “Learn To Code” che tramite alcuni tutorial su YouTube spiegano i fondamenti di programmazione usando JavaScript. Sono brevi video pensati per spiegare più che la sintassi del linguaggio la logica che c’è dietro. Dopotutto, soprattutto all’inizio per le istruzioni più basilari, la logica che c’è dietro la sintassi è sempre la stessa.
Ma se JavaScript non è sufficientemente fancy allora il passo successivo sono Python e Ruby On Rails. Se il pitone è ampiamente affermato soprattutto in ambito Open Source, Ruby (on Rails) si sta affermando grazie alla sua sintassi ulteriormente semplificata e c’è un ottimo sito per avvicinarsi: http://tryruby.org/. In breve è una console interattiva che guida l’utente passo dopo passo, comando dopo comando, a imparare i fondamenti della sintassi. Facile come cliccare il link e digitare “help”.
8-bit Lagerfeuer // Pornophonique
Siamo sinceri, il ritorno all’8-bit è il trend del momento su internet. Prima che stanchi però meglio sfruttarlo il più possibile. Così ieri giravo per Jamendo e sono stato colpito da questo album, 8-bit Lagerfeuer, e dal singolo di apertura Sad Sad Robot. Non posso esimermi dall’ascoltare una canzone che abbia la parola “Robot” nel nome. Se poi si scorre la lista dei brani le cose addirittura migliorano. Come si fa a non amare un album con “Take Me To The Bonuslevel Because I Need An Extralife” o “Space Invaders”. Se i Daft Punk avessero fatto la colonna sonora di Scott Pilgrim Vs The World sarebbe stato qualcosa di molto simile.
Per ascoltare e scaricare l’album 8-bit Lagerfeur dirigetevi su Jamendo
Il sito ufficiale dei Pornophonique è invece http://www.pornophonique.de/
I videogiochi all’inferno e in paradiso
Portal 2: Still Alive
Valve fa tante cose meravigliose e personalmente buona parte delle migliori esperienze di gioco nella mia vita le ho avute da suoi titoli. Ma “And we’re out of beta and we’re releasing on time” andrà bene per la Aperture Science ma visto il ritardo di Portal 2 e l’inspiegabile assenza di HL: Episode 3 alla Valve hanno qualche problema con le road map.
L’annuncio di Valve di un paio di giorni fa però apre un paio di interessanti scenari. Il primo è che ci sarà la completa integrazione del multiplayer su pc e console, già scartata a suo tempo da Microsoft perché quando l’uomo con gamepad incontra l’uomo con mouse e tastiera, l’uomo con il gamepad viene inesorabilmente fraggato. Le dinamiche di gioco di Portal, che premiano l’intuizione piuttosto che la velocità del grilletto, rendono però l’esperimento interessante.
Ma l’integrazione sarà realizzata anche dalla licenza del gioco. Comprando infatti la versione su PS3 si ha diritto a un codice per scaricare una copia del gioco anche da Steam.
Riporta il Marketing VP di Valve: “Giving a PS3 owner of Portal 2 the ability to also play their game on the PC and Mac is an extension of this philosophy. From our perspective, it’s not two copies of a game; it’s the same game, but with Sony’s help we’ve worked out a method to allow that Portal 2 PS3 customer to also play their game on the PC and Mac.” Insomma chi come me ha l’X-Box 360 sarà tagliato fuori da questa possibilità, pare infatti che Microsoft non voglia dare troppo spazio a terze parti sui suoi servizi online.
Se la Valve non rimanda ancora uno dei giochi più attesi del 2011, potrete riabbracciare il vostro companion cube in Europa il 22 Aprile.
Arduino: il documentario
Il progetto Arduino non ha bisogno di presentazioni ma nel “paese reale” nulla si sa di questa eccellenza (quasi) tutta italiana. Esempio unico di imprenditorialità e innovazione italica, oggi ha centinaia di migliaia di appassionati in giro per il globo che formano una delle comunità più importanti nel mondo dell’open source.
Su Vimeo da qualche giorno c’è documentario molto interessante in cui viene descritta tutta la storia del progetto con interviste ai membri fondatori ed agli early adopter. Altrimenti potete sempre accendere la TV e sentir parlare di Bunga Bunga.
Arduino The Documentary (2010) English HD from gnd on Vimeo.
The Rise and The Fall of Digital Publishing (and the iPad from Mars)
Vi ricordate quando l’iPad, nella primavera scorsa, doveva risollevare le sorti dell’editoria mondiale? A Maggio scorso, in concomitanza con il magico device, fu lanciata l’applicazione di Wired e
nelle prime 24 ore vendette 24,000 copie arrivando a circa 100,000 copie, se così vogliamo chiamarle, dell’app. Per dare un’idea, Condé Nast vende ogni mese circa 80,000 copie di Wired in edicola e conta su una base di 670,000 abbonati.
La sfida era superare l’entusiasmo dei primi mesi e continuare a vendere a questi ritmo un magazine a 3.99$, ma che in abbonamento per 12 numeri ne costa esattamente il doppio (e ti danno pure
la borsa in omaggio). Ma vuoi mettere leggerlo sull’iPad? Challenge accepted.
L’
Audit Bureau of Circulation (ABC) però ha rilasciato negli ultimi giorni del 2010 un po’ di numeri dai quali scopriamo che Wired ha continuato a vedere una media di 31.000 app al mese arrivando a 23.000 nel mese di Novembre. E per gli altri magazine
va anche peggio: Vanity Fair vende 8.700 copie a Novembre, Glamour 2.700 e GQ 11.000.
Nel frattempo Apple continua a ritardare l’uscita di un piano serio per l’editoria sulle sue piattaforme, che al momento hanno le stesse regole sia a livello di royalties che di distribuzione di una qualsiasi app (non c’è modo ad esempio di sottoscrivere un abbonamento o di ricevere automaticamente il nuovo numero, come succede invece con il Whispernet di Amazon). Ma basta vedere come il lancio di iBook sia stato poco più di un’uscita di PR. Non a caso
The Daily, il magazine in collaborazione con Murdoch (non proprio il Re Mida del digitale) pensato per l’iPad, continua ad essere vaporware ed è stato
ulteriormente ritardato negli scorsi giorni. Un nuovo Duke Nukem Forever?
EDIT: consiglio la lettura di
questo articolo del New York Times sull’argomento
Kindle 3 e Ubuntu 10.10 – Basics

Photo by brianjmatis
Il Kindle è sempre stato nella mia wish list ma per una serie di motivi ho rimandato l’acquisto, prima perché ero in attesa di una versione con inchiostro a colori, poi con l’arrivo di Amazon.it per risparmiare qualcosa tra tasse e spedizioni. Essendo entrambe le cose altamente improbabili nel breve periodo avrei finito per rimandare l’acquisto all’infinito, poi questo Natale è arrivato in regalo un Kindle 3 con connettività 3G. Dopo averlo scartato ed estratto dal packaging user/eco friendly basta collegarlo al pc per iniziare a caricare i contenuti.
Contenuti
Ubuntu riconosce il Kindle come periferica dati e con Nautilus si possono sfogliare le cartelle e salvare dati. Per una gestione più avantazata della nostra libreria dal Software Center il software da scaricare è Calibre che oltre ad organizzare i contenuti li converte in formato AWS (il formato proprietario Amazon) e li manda direttamente sul device tramite cavo USB o Wireless sfruttando gli indirizzi @kindle.com (occhio che ogni delivery su whispernet costa 15cents) o @free.kindle.com (in questo caso la delivery è gratuita ma effettuata via wi-fi).
Ricarica batteria
Come segnalato dallo schermo, la batteria del Kindle 3 non viene ricaricata mentre la periferica è montata dal sistema e con Ubuntu non basta espellerla dal menu di Nautilus. Per ricaricarla via USB bisogna aprire l’amico terminale e con un “sudo eject Kindle” espellerla definitivamente. Se questo comando vi restituisce un errore è probabile che il Kindle sia montato da qualche altra parte. Con “sudo fdisk -l” quindi guardiamo l’elenco dei device montati e troviamo il nome della periferica giusta.
Questo post continua presto per una panoramica sul DRM e su come “gestirli” su Ubuntu
Kickstarter

Crowdfounding for all
Nel 1978 i Monty Python avevano in mano la sceneggiatura per il loro quarto film,
The Life Of Brian, ma nessuno che volesse finanziarlo. Il destino fece il suo corso quando la sceneggiatura capitò nelle mani di un certo George Harrison che decise che quel film lo voleva vedere e creò una casa di produzione, la HandMade Film, sborsò 3 milioni di sterline e il film si fece. Come ebbe a dire Eric Idle: “Il biglietto del cinema più costoso della storia”.
Se questo avvenisse oggi, nella Silicon Valley, George sarebbe un Angel Investor. Tutti i locali milionari hanno iniziato così le loro aziende, dalla coppia Brin/Page a Zuckemberg. Inutile dire che qesta pratica in Italia è totalmente ignorata sia la mancanza di un certo tipo di humus culturale e tecnico che alimenti questo tipo di imprenditorialità.
Ma grazie a
Kickstarter possiamo essere tutti dei piccoli Angel Investors. Mettiamo che ho una bella idea per un documentario, per un album, o per un gioco da tavola. Per realizzare questa idea avrò bisogno di soldi. Offrendo in cambio del contributo economico un “pezzo” del prodotto finale commisurato alla donazione, ad esempio un singolo per un di 1$ o un concerto a domicilio a fronte di 500$, i progetti arrivano a raccogliere somme anche ingenti e che senza il crowdfounding non avrebbero recuperato.
Diaspora così ha raccolto $200,641 ma i progetti ci sono di
tutte le somme e
generi.
Kickstarter si finanzia con il 5% del capitale raccolto, un altro 2% va ad Amazon, tutto il resto al progetto, compresa la totalità dei diritti di sfruttamento. Chiamiamola pure democratizzazione dei Venture Capital, ma è una delle idee più sorprendentemente geniali ed elettrizzanti degli ultimi anni.
Pensieri sparsi sul CES 2011
Miei cari produttori di gadget tecnologici, ma sul serio credete che ci sia spazio per tutti quei Tablet sul mercato? Davvero credete che potete competere tutti su un mercato che ancora non è maturo con prodotti identici? Forse non vi è chiaro che c’è una bella differenza con la torta del mercato degli smartphone, dove anche una nicchia può rivelarsi profittabile perché, al giorno d’oggi, chi che sta per comprare cellulare non vuole usarlo per andare su Feisbuc?
Non vi è servita la bastonata che avete preso l’anno scorso annunciando tutti quegli e-reader che poi non sono nemmeno arrivati sul mercato, mentre Amazon concludeva un anno con 8 milioni di Kindle venduti?
E’ comprensibile che tutti vogliate mettere le mani su una fetta di un mercato che sta nascendo adesso e che non farà che crescere, ma fatelo con una strategia che non sia la copia spudorata.
Fate come Motorola che ha messo uno smartphone in un netbook, o come Samsung che, giocando con l’ingegneria genetica come nemmeno Adrien Brodi in Splice, ha tirato fuori lo Slider. Innovate, perdio, e non fate carbon copy di quello che fanno a Cupertino!
Ma sentivamo la necessità di un tablet e di uno smartphone Vizio?